Scopo di questa intervista gentilmente rilasciataci dall’onorevole Paolo Fontanelli è il ricordo del Presidente emerito della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano scomparso il 22 settembre scorso  all’età di 98 anni.
In occasione del suo decesso si è scritto e parlato molto di lui. Ma si potrebbe continuare a parlare e scrivere molto su questo uomo che potremmo definire un assoluto protagonista della politica italiana per settant’ anni consecutivi.

D. Come giudica la lunga e complessa esperienza politica di Giorgio Napolitano?
R. «Giorgio Napolitano è stato una delle personalità più rilevanti della politica italiana degli ultimi sessant’anni. Dirigente di primo piano del PCI, con una propria caratterizzazione, è stato poi un uomo delle Istituzioni a tutto tondo. Credeva fermamente nel ruolo centrale del Parlamento, che ha tutelato da Presidente della Camera e poi al Quirinale, dove ha svolto con grande coerenza e rigore istituzionale la funzione di Presidente della Repubblica. Senz’altro ha dato un contributo essenziale alla difesa e all’affermazione dei valori costituzionali».

D. Quali requisiti, a suo parere, potrebbero meglio evidenziare la  personalità politica di Giorgio Napolitano, considerato tra i più grandi esponenti della Sinistra?
R. «Napolitano si afferma come dirigente nazionale di primo piano del PCI negli anni sessanta, mettendo in risalto grandi qualità intellettuali accompagnate da una costante attenzione e approfondimento verso le varie posizioni che si esprimevano nel mondo democratico, in Italia e sul piano internazionale. Senza dubbio è l’esponente che più si è battuto all’interno del partito per indicare una prospettiva di tipo socialdemocratico. Il requisito principale a mio parere era la ricerca e il rigore culturale che dovevano orientare anche l’impegno politico, con il quale affrontava sempre il confronto politico all’interno e all’esterno del partito».

D. A suo avviso, Napolitano ha rispettato veramente i principi basilari della Sinistra?
R. «Le sue posizioni contribuivano certamente ad arricchire il dibattito nell’ambito della sinistra, considerando la necessaria evoluzione determinata dagli eventi che hanno mutato gli equilibri politici internazionali e la stessa società italiana. Ma i valori della democrazia, della giustizia sociale e dei diritti fondamentali sono stati sempre alla base della sua azione». 

D. Ci sono degli episodi singolari, secondo lei, nella sua vita che rispecchiano inequivocabilmente la sua visione politica?
R. «Non saprei. Per quanto ho vissuto direttamente penso all’intervento in Parlamento in occasione della sua seconda elezione a Presidente della Repubblica».

D. Come riuscì Napolitano a conciliare la sua vocazione “liberal democratica” con la sua esperienza concreta all’interna al Partito Comunista Italiano?
R. «Il PCI, al contrario di molte sbrigative rappresentazioni, era un partito in cui si discuteva molto, anche aspramente talvolta, ma vi era il massimo rispetto per il confronto delle idee. Specie di quelle critiche. Per quanto riguarda la mia esperienza non ho mai considerato estranee alla cultura dei comunisti italiani vocazioni “liberal democratiche” come quella manifestata da Napolitano. Certo si poteva non essere d’accordo con la sua impostazione, che orientava una significativa componente interna, che spesso si distingueva dalle posizioni di Berlinguer. Ma sostanzialmente si tratta di posizioni che stavano dentro l’alveo del confronto e dell’evoluzione autonoma dell’iniziativa del PCI».

D. Quali sono stati, a suo avviso, i riferimenti e i criteri principali adottati da Giorgio Napolitano nelle sue funzioni di presidente della Repubblica?
R. «Il riferimento fondamentale è stata la Carta Costituzionale, seguito con totale indipendenza e imparzialità. Forse anche troppa. Ma al centro delle sue decisioni c’è sempre stato l’interesse generale del Paese».

D. Secondo lei, la visita di papa Francesco al feretro di Giorgio Napolitano possiede una valenza simbolica? Se si, di che tipo?
R. «Sicuramente l’omaggio di Papa Francesco ha un grande valore simbolico, sia verso la persona di Napolitano e la sua storia e sia per la sua visita in una sede del Parlamento. Ci ho visto un atto di grande e assoluto rispetto per l’autonomia e la laicità dello Stato».