Venerdì 23 settembre, alle ore 18, presso la sala eventi “Antologia viaggi” di Pistoia, in viale Matteotti 25, si terrà la presentazione del libro. “Il destino di un’idea e il futuro della sinistra. Pci e cattolici una radice della diversità” (ed. Guerini e Associati) di Vannino Chiti.
Dopo la pubblicazione di numerosi libri, il senatore Chiti torna a proporci un ennesimo lavoro editoriale, il cui titolo, di primo acchito, suscita particolare attenzione e considerazione. Da sempre infatti, l’autore, già vice presidente del Senato, si distingue anche per lo studio del movimento cattolico, al quale ha dedicato più libri, articoli, saggi e interventi.
Coordinerà la presentazione Alberto Vivarelli, direttore di report, e saranno ospiti Enrico Rossi, ex presidente della Regione Toscana, Mariangela Maraviglia, giornalista e teologa, e Simone Siliani, responsabile relazioni di Banca etica.

In questa nostra intervista il senatore Chiti ci presenta la sua nuova pubblicazione. 

Puoi illustraci le linee fondanti del suo nuovo libro?
«Il libro affronta il tema della sinistra in Italia, ieri e oggi. Quella di ieri con una riflessione sul Pci, sulle sue caratteristiche e peculiarità in riferimento al movimento comunista mondiale e con una messa a fuoco anche sul Psi, riguardo ai rapporti con lo stesso Pci e con le forze socialiste e socialdemocratiche europee. La mia convinzione è che il doversi misurare in Italia con il mondo cattolico, nella sua presenza multiforme – di fede, sociale, sindacale, cooperativa, politica – sia stata una molla forte per l’originalità dei comunisti italiani, i tratti che hanno segnato l’elaborazione di Gramsci, il partito nuovo di Togliatti, la grande stagione di rinnovamento e discontinuità di Enrico Berlinguer. Gramsci, Togliatti, Longo, Berlinguer non erano credenti ma non considerarono la religione un residuo del passato, destinato a scomparire con il progresso tecnico e scientifico. Videro nella religione una possibile motivazione per cambiare la società, renderla più giusta, per costruire la pace. Al Pci erano iscritti anche cattolici e ampio era il loro contributo di consenso elettorale. Nel 1976 si candidarono come indipendenti nelle liste del Pci esponenti cattolici autorevoli tra cui Mario Gozzini, Massimo Toschi, Raniero La Valle, ex direttore di Avvenire, il pastore protestante De Vinai. Lo stesso rinnovamento delle socialdemocrazie europee passò attraverso questo confronto con il cristianesimo. A Bad Godesberg il partito socialdemocratico tedesco sostituì nello statuto il riferimento al marxismo ideologico con la valorizzazione dell’apporto dei valori cristiani nelle relazioni interpersonali e per realizzare una società più a misura umana».  

Come si verificò nell’esperienza del PCI il rapporto il assai importante e significativo tra comunisti laici e cattolici?
«Nel 1945 il partito nuovo di Togliatti scrisse nello statuto che ci si poteva iscrivere al Pci, avendo compiuto 18 anni, donne e uomini, al di là dell’etnia e della fede religiosa, condividendo il programma politico. Fu un’apertura inedita, che fu e rimase unica tra tutti i partiti comunisti e per una fase anche rispetto ai partiti socialisti. Il Pci a differenza del partito socialista e di quelli liberaldemocratici votò l’articolo 7 in Costituzione: è l’articolo che recepiva il Concordato e i Patti Lateranensi. Si sviluppò poi un’azione convergente sui temi della pace, contro le guerre che con le armi atomiche segnerebbero la distruzione dell’umanità. Il pontificato di Giovanni XXIII, con il concilio Vaticano II, l’enciclica Pacem in terris in cui il Papa distingueva tra “errore” ed “errante”, aprì oggettivamente nuove possibilità al confronto e all’intesa di fronte alle sfide che il mondo anche allora presentava. Nel 1962 il congresso del Pci approvò la tesi che riconosceva alla coscienza religiosa, di fronte ai drammatici problemi del mondo moderno, la motivazione per dare vita a una società socialista. E nel discorso di Bergamo su “Il destino dell’uomo” l’asse era rappresentato dall’impegno comune di credenti e non credenti per trasformare una società che alienando le persone, uniformando i desideri in un consumismo sfrenato ci trasforma in merce. Infine Berlinguer, nella famosa lettera in risposta al vescovo Bettazzi, afferma che il PCI in quanto partito laico e democratico non è né teista né antiteista né ateista, cioè un partito politico non si pone il tema dell’esistenza o meno di Dio o se ci sarà una vita dopo quella terrena. Sarebbe non solo assurdo ma una radice di totalitarismo la presunzione di voler decidere politicamente su Dio e volere poi imporre fede o ateismo alle coscienze. È il senso del limite assunto come confine al ruolo di un partito. Il suo compito è quello di unificare una comunità di persone attorno a valori e a un progetto di cambiamento della società e del mondo. Su questo terreno credenti e non credenti possono camminare insieme». 

Quali sono, secondo lei, l’atteggiamento e le posizioni della Chiesa di papa Francesco nei confronti dei cattolici orientati a sinistra?
«Papa Francesco non si pone il compito di interferire nella vita dei partiti. Anzi esige dalla Chiesa di non confondere la sua azione e il suo impegno con quello proprio dei partiti. Distingue tra politica, cioè impegno sulle grandi questioni della vita individuale e collettiva, sulla salvaguardia del pianeta e sulla pace, su cui le religioni hanno non il diritto ma il dovere di pronunciarsi, facendo ascoltare la loro voce, e la competizione tra i partiti, legittima e importante in democrazia, ma che si colloca sempre un diverso terreno. Per questo non è al Papa che i cattolici di sinistra devono chiedere un’autorizzazione. Il Papa pone i temi della dignità della persona, della giustizia sociale ed ecologica, del disarmo e della pace. I credenti devono assumersi la responsabilità della coerenza con quei valori nelle loro scelte politiche e nei loro comportamenti concreti». 

Oggi, quale personalità del mondo istituzionale interpreta i principi fondamentali della Sinistra?
«Mi consenta una battuta, come nei film americani: mi appello al quinto emendamento per non rispondere. Parlando seriamente, ne vedo molti nel passato anche recente. La sinistra non coincide con quella comunista e socialista in Italia e in Europa: potrei dirle Berlinguer, Pertini, La Pira, Tina Anselmi, Nilde Iotti… Mitterrand, Gorbaciov, Brandt, Palme, Mandela, John e Robert Kennedy. E potrei continuare. In questo momento non ne ho presenti in Italia e in Europa. Ma la sinistra c’è, è nel paese, nel mondo, finché ci saranno povertà, ingiustizie, disuguaglianze e guerre. Le personalità nelle istituzioni torneranno. Diamo loro il tempo di crescere ed affermarsi. Prima di tutto ora è decisivo ricostruire per la sinistra una rappresentanza politica adeguata. In Italia oggi è insufficiente».